Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito che “non verrà meno il principio dello ius sanguinis e molti discendenti degli emigrati potranno ancora ottenere la cittadinanza italiana, ma verranno posti limiti precisi soprattutto per evitare abusi o fenomeni di 'commercializzazione' dei passaporti italiani. La cittadinanza deve essere una cosa seria”, si legge sul .
Il decreto-legge 28 marzo 2025 n. 36 ha colto di sorpresa chi, come l'avvocato di Brisbane Fabrizio Fiorino, si occupa di assistere coloro che, nati all'estero in famiglie di origine italiana, cercano di riacquistare la cittadinanza per discendenza: "l'annuncio è stato un po' una doccia fredda venerdì (o sabato mattina) quando abbiamo preso coscienza di questa modifica", ammette Fiorino.
"Sostanzialmente per chi è nato all'estero sarà necessario che provi sostanzialmente alcuni requisiti, quali che un genitore o un nonno sia nato in Italia o che vi abbia risieduto legalmente per almeno due anni consecutivi".
Non si può andare oltre il nonno, diciamo così, come avo da cui discende la cittadinanza italianaFabrizio Fiorino
La novità principale è che "viene messo un limite entro il quale si può richiedere la cittadinanza per discendenza, quindi non si può andare oltre il nonno, diciamo così, come avo da cui discende la cittadinanza italiana".
"La situazione un po' si è evoluta negli ultimi mesi, perché già avevamo avuto una circolare ministeriale di ottobre del 2024 che aveva dato un po' delle limitazioni in precedenza", specifica l'avvocato Fiorino.
"In sostanza non vi era alcun limite nella ricerca dell'avo italiano, purché ovviamente vi fosse la continuità nella discendenza, [ovvero] senza che l'avo avesse appunto perso la cittadinanza italiana prima di trasmetterla al diretto discendente".
La legge del 1992, che consentì, a differenza di quanto accadeva prima, di avere più di una cittadinanza, stabiliva: "la cittadinanza italiana si trasmette di padre in figlio senza limiti di generazione. La trasmissione della cittadinanza per linea materna è possibile solo per i figli nati dopo il 1° gennaio 1948".
Ora si parte da un presupposto di "non cittadinanza" per chi è nato all'estero ed è in possesso di un'altra cittadinanza. "La norma dice espressamente che è considerato non avere mai acquistato la cittadinanza italiana chi è nato all'estero anche prima dell'entrata in vigore di questa normativa ed è in possesso di un'altra cittadinanza. Quindi, ad esempio, se vi è un nascituro in Australia da genitori sia italiani che australiani, sostanzialmente non vi è un automatico riconoscimento di cittadinanza italiana, posto che il nascituro ha già una cittadinanza, cioè quella australiana".
In seguito al decreto-legge, le sedi consolari italiane hanno diffuso un annuncio sulla temporanea sospensione degli appuntamenti e della ricezione delle domande di cittadinanza iure sanguinis, ma anche per le trascrizioni di atti di nascita.
"È facilmente comprensibile il motivo, perché sostanzialmente la normativa è stata emessa con un decreto legge", commenta Fiorino, "tecnicamente un decreto legge è immediatamente esecutivo, quindi le normative sono immediatamente valide, ma necessita di un ulteriore passaggio per essere definitivo, cioè deve essere approvato dal Parlamento italiano entro 60 giorni dall'emissione".
"Presumo che questa sospensione sia cautelativa per gli uffici, emessa dal ministero in attesa, appunto, che vi sia una conversione piena della norma in legge", conclude.
Ascolta anche:

Cittadinanza italiana, che cosa significa per voi italiani all'estero?
SBS Italian
08/11/202223:37
La notizia del giro di vite sulle richieste di cittadinanza per discendenza ha fatto il giro del mondo, e molti discendenti che vivono in Australia si chiedono se sarà ancora possibile per loro diventare cittadini italiani, in base alle nuove regole.
"Qualcuno potrebbe non aver più diritto alla cittadinanza", osserva Fiorino, specificando che potrebbero verificarsi disparità tra persone nella stessa famiglia, con da una parte persone che avevano richiesto e ottenuto la cittadinanza italiana negli anni scorsi e dall'altra parenti che invece potrebbero essere ora impossibilitati dalle nuove regole a fare richiesta.
Intanto il senatore Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione estero Africa-Asia-Oceania-Antartide e che rappresenta quindi anche gli italiani e le italiane d'Australia al Parlamento italiano, ha diffuso un comunicato stampa in cui dichiara: “Questo provvedimento colpisce in modo discriminatorio le nuove generazioni di discendenti italiani, escludendole dal riconoscimento della cittadinanza in base a criteri retroattivi e ingiusti”.
"Si parla di un presunto afflusso incontrollato di richieste di cittadinanza, ma la verità è che si sta colpendo una comunità che da sempre contribuisce al prestigio e alla crescita del nostro Paese. Non c’è nessun dato che dimostri un’emergenza tale da giustificare una misura così drastica e discriminatoria", prosegue Giacobbe.