Negli Stati Uniti ha suscitato ampio dibattito il caso di Jeffrey Goldberg, direttore della rivista The Atlantic, inserito per errore in una chat riservata in cui si discutevano i dettagli di un’operazione militare in Yemen.
La conversazione si è svolta su Signal, un'app di messaggistica crittografata non autorizzata per la gestione di informazioni classificate.
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Secondo quanto ricostruito, nella chat erano presenti figure di primo piano dell’amministrazione statunitense, tra cui il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo della CIA John Ratcliffe e il vicepresidente JD Vance.
La conversazione era focalizzata sulla pianificazione di un attacco alle postazioni degli Houthi nello Yemen, attacco poi effettivamente condotto il 16 marzo.
“Nella chat con il giornalista invitato, non conscio di quello che stava per vivere, c'erano tutti i protagonisti principali della sicurezza nazionale americana”, spiega il giornalista ed ex direttore dell’ANSA Giampiero Gramaglia.
“Si parlava della pianificazione dell'attacco alle postazioni degli Houthi nello Yemen, che poi c'è effettivamente stato domenica 16 marzo”.
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Il contenuto della chat ha attirato l’attenzione non solo per l’aspetto operativo, ma anche per il tono di alcuni scambi tra i partecipanti.
“Nel corso della conversazione sono stati fatti commenti anche molto urticanti nei confronti di interlocutori degli Stati Uniti, in particolare degli alleati europei”, riferisce Gramaglia.
Secondo quanto riportato, il vicepresidente JD Vance avrebbe espresso perplessità sull’intervento, non per motivi strategici o umanitari, ma per il fatto che “si stavano togliendo le castagne dal fuoco a quegli scrocconi di europei”, continua Gramaglia, con riferimento alla dipendenza dell’Europa dalle rotte energetiche del Golfo Persico.
Il presidente Trump, interpellato sull’episodio, "non ha bacchettato per il suo linguaggio un po’ libero”, continua Gramaglia, “ma ha detto: lo sappiamo tutti che gli europei sono dei parassiti, e quindi che male c’è a dirlo?”